Archivi per il mese di: febbraio, 2013

Oggi mi sento come se dovessi partire per un lungo viaggio.

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nuvole all’orizzonte …

Mi sono svegliata questa mattina, con la solita domanda : ”Dove vai Simo?”

Qualche anno fa avrei risposto: “ Vado via.”

Mi sarei preparata per un fine settimana o una vacanza alla scoperta di una città che non conosco, o avrei preso un aereo, o un treno. Avrei fatto una camminata in montagna, sarei andata a correre, avrei preso la bici per sfinirmi nelle maledette stradine dietro Camandona, Veglio, Mosso, Trivero.

Sarei tornata rigenerata, riposata e stanca allo stesso tempo, pronta a ripartire per inventarmi un cammino diverso, avrei avuto ispirazioni, idee e progetti.

Oggi invece, complici i miei malanni fisici ed economici, non posso andar da nessuna parte, pur sapendo che da qualche parte bisogna incamminarsi.

Mi sento sinceramente bloccata in una situazione di stallo, in cui l’immobilismo è la cosa più sconsigliata, ma allo stesso tempo è la tua condanna.

“Dove vado?” Ecco la mia domanda, ecco una domanda che ha bisogno di risposte, di un cenno, di un’idea, di una parola che dia il via alle danze, per ricominciare un percorso interrotto e vedere dove si va a finire.

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…orizzonte libero…

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Un film, per caso.

Una serata delle nostre, con la tuta, sul divano, vicino alla stufa. Un film scelto a caso, di cui  non hai mai sentito parlare.

Una storia d’amore, due attori giovani e bravi.one-day

Capita che certi momenti di un lungometraggio senza infamia e senza lode, carino e godibile, ti colpiscano al punto da farti venire i lacrimoni, quelli che devi respirare a fondo per non metterti a piangere davanti a lui.

Il film dosa bene i momenti di riflessione, coinvolgendo lo spettatore, lasciando qualche domanda aperta che nei giorni successivi alla visione lo accompagneranno per trovare risposte.

One day, guardatelo.

A noi ha fatto pensare molto, perché amore e amicizia sono tematiche che ci toccano da vicino, sono anche un po’ la nostra storia.

L’insegnamento è che non deve per forza esistere un lieto fine, quello sarà anche  il destino a dirlo, ma quel che conta è vivere il momento, vivere giorno per giorno, seguendo quel filo rosso che ci lega, facendo esperienza, crescendo insieme.

E poi è bello la serata dopo ritrovarsi e scoprire che anche lui ci ha pensato, commuovendosi come hai fatto tu, pensando che sì, dietro un grande amore c’è sempre anche una grande amicizia, c’è la solidarietà, c’è la fiducia profonda.


E’ stata una settimana stancante, anche se praticamente non ho fatto niente. Dalla mia solita febbricola sono passata a una febbre vera da raffreddore: aiuto! Ormai non ho più il fisico, ma i lati positivi di un’influenza sono tanti:

-non si stira

-non si passa l’aspirapolvere

-non si fa il bucato( e quindi non si ristira)

-si guardano i bei film di una volta

-si leggono molti quotidiani on line( prima delle elezioni cade a fagiolo)

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la Pi che dorme russando, uno spettacolo!

-si dorme poco, ma si vede la Pi che dorme e russa, ridendo un sacco

-si cucina tanto comfort food, con la scusa che manca l’appetito

-si guarda la neve che cade fuori dalla finestra, spalmati sul divano o direttamente nel lettone

-ti buttano fuori la spazzatura senza sbuffare, perché sei malata

-puoi mangiare la cioccolata senza sentirti in colpa( ti serve energia)

-hai tempo per il tuo blog e per pensare al tuo romanzo

-si ammala anche l’endometriosi e la sofferenza è più omogenea 🙂

-si vive in pigiama( la cosa più bella)

Ora sono pronta per aprire l’enoteca questo pomeriggio, uscirò di casa vestita come se dovessi andare in cima al Fraiteve a Sestriere, con una delle mie buffe berrette di lana che mi scaldano bene le orecchie, facendomi sembrare un fungo cattivo.


003Fuori nevica, io sono ancora malata e guardo il bianco fuori dalla finestra, che avvolge tutto il paesaggio e lo abbellisce, addolcendolo. La neve ha il potere di rendere tutto più lieve, uniforme, elimina i difetti, le brutture, le stonature. La coltre bianca ammorbidisce gli spigoli, silenzia l’aria, protegge e isola. Con la neve riaffiorano sempre i ricordi.

Io ricordo sempre l’infanzia innevata, forse perché essendo nata in febbraio le nevicate erano le ultime e me lo godevo, giocando con il bob rosso giù per il prato vicino a casa. Abitavo in montagna e allora nevicava davvero, non per finta come in questi ultimi anni.

Mi rotolavo nella neve bagnandomi tutta, perché quando eravamo piccoli ci si vestiva senza indumenti tecnici e mi ricordo il rientro a casa dopo le quattro e mezza, con la giacca a vento blu e rossa tutta zuppa, i calzettoni bagnati dentro gli scarponcini, il sedere gelato, le guance rosse e la merenda di pane e nutella che mi aspettava in cucina dalla nonna Maria. Si metteva tutto ad asciugare vicino alla stufa, si salutavano gli amici dalla finestra e il giorno dopo si ricominciava, su e giù, su e giù, fino a che la neve pian piano spariva, lasciando riaffiorare il prato, che aveva una consistenza umida, morbida, con l’erba secca e la terra marrone che ti sporcava gli stivali.

Si passavano le ore con il bob, con i pupazzi di neve, con le battaglie a palle di neve, dopo aver costruito bunker e ripari che sembrava di essere in trincea.

Quando andava bene, al rientro mi trovavo anche la cioccolata calda pronta, con Mila e Shiro in televisione. Cosa si poteva chiedere di più?

Ora son due giorni che nevica e io son proprio contenta, perché da malata non devo uscire e mi godo lo spettacolo dalla finestra.

Cosa volere di più?


003In questo post voglio parlare del mio amore incondizionato per le sorprese. Mi piace farle e riceverle, il momento della sorpresa e dello stupore che mi coglie o che coglie il prescelto/a è per me vero godimento, ovvero contentezza pura.

Ecco, il 7 di febbraio mi hanno fatto una sorpresa indimenticabile, forse la più bella che mi sia mai capitata.

Non è facile cogliermi così, impreparata, io che noto tutto e mi ricordo tutto, è un’impresa veramente ardua.

E’ stato un momento che mi ricorderò per sempre, perché la persona che me l’ha fatta è molto importante e perché veramente non me l’aspettavo.

Una cena a sorpresa arrivata in una giornata orrenda, di quelle in cui non mi riesce di scrivere nulla, arrivano solo brutte notizie e non vedi uno spiraglio di luce manco se accendi un faro da campo da calcetto.

Una serata in cui esci per fare la spesa con lui e ti togli la  tuta perché lo decidi all’ultimo minuto e esci vestita come capita, un misto tra heidi e un black block, perché alla tua età ti ostini a mettere gli anfibi. Una serata in cui nemmeno alla Bennet trovi quello che ti serve; una cena che ti aspetta già preparata la sera prima perché sapevi che dovevi uscir a far compere; il bisogno di un aperitivo dell’ultimo minuto, invogliata dal fatto che dopo due giorni compi gli anni, la scoperta di un nuovo locale molto carino vicino al supermercato, ma con un barista incapace di farti un Rum Cooler come Cristo comanda. Ah, l’aranciata nel rum cooler: quando capita, capisci che Saturno non se va mai veramente fuori dalle balle, per i poveri acquario. Poi però ti consoli perché sei in ottima compagnia e con lui passi tutto il tempo a ridere, a raccontarti aneddoti, a scoprire nuovi cocktail da bere o a provare i soliti collaudati per avere a classifica personale per fare un aperitivo come si deve.

Ecco, ora mi permetto di divagare un attimo, a voi i miei best per l’aperitivo 2012/2013:

Torniamo a noi. Fatto l’aperitivo, prendo la macchinina e mi dirigo verso casa, quando Riki mi dice di svoltare a sinistra a una rotonda, nei pressi di una palestra. Penso fra me e me: “ Adesso dobbiamo andare a vedere la palestra, devo scaldare la cena, ho fameeeee.”

Continuo lungo la strada pensando di andar davanti alla palestra, finché mi fa fermare davanti al mio ristorante di pesce preferito qua in zona.

Finché non ha detto: “Parcheggia, che si va a cena”, mica ho capito che intenzioni aveva.

Come ci sono rimasta!!! Una gioia, ma una gioia indescrivibile.

Per questo vi allego la foto della sottoscritta, la più ebete che mi abbiano mai fatto!!

Una cena da ricordare, per l’amore che ha pervaso la serata e per il significato che ha avuto per me.

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quando faccio il mio lavoro sono proprio contenta!

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la contentezza!

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purtroppo

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