Archivi per il mese di: dicembre, 2013

Di Natali sfigati ne ho avuti una valanga. A dire il vero, non mi ricordo un Natale che mi sia piaciuto. Mi ricordo però un episodio che mi è rimasto impresso perché, nonostante la sfiga, a me il Natale è sempre piaciuto molto. Ho sempre anelato a un Natale vero, con le persone che voglio io( ahimè, son quasi tutti morti), nel posto che dico io, con i regali che dico io, con l’albero e il presepe che dico io. Non ci sono mai riuscita. Mal tollero il resto, per cui, di solito, spero almeno nel buon vino( se lo porto io) e mi auguro che tra bianco, rosso, bollicine passi tutto, il più in fretta possibile.

Torniamo al nefasto ricordo: quanti di voi, bambini, credevano a Babbo Natale? Io ci credevo, ero una bambina convinta, pronta a far crociate per dimostrarne l’esistenza. Sarà che mia mamma era brava a raccontarmela( o ci credeva un po’ anche lei, date le amarezze della vita), ma io ero proprio convinta esistesse. Fino a un maledetto dicembre, quello dell’84. Maledettissimo anno.images

Me lo ricordo ancora. Eravamo a scuola, in quella di fortuna sopra al comune di Mosso, nell’aula in fondo, vicino agli sgabuzzini dove si faceva il caffè per le maestre( privilegio dei secchioni, cioè anche mio). La scuola vera era in ristrutturazione e noi occupavamo le infinite stanze vuote sopra il municipio. Mi piaceva quella sistemazione, aveva un qualcosa di retrò e con il Natale ci stava benissimo, invece delle impersonali aule di tutte le scuole elementari del mondo. Bhè, suonava la campanella, ora dell’intervallo. Io uscivo dalla classe per ultima, merendina Kinder nella tasca del grembiulino nero e testa fra le nuvole, fantasticando il Natale. Mancava poco, si stava a casa dopo qualche giorno, la lettera l’avevo scritta e consegnata a mamma un mese prima, decorata con disegni, cuoricini e le pagine del catalogo Mattel, in omaggio ogni anno su Topolino, dove trovare i miei doni( la mamma mi aveva detto che è meglio, così Babbo Natale avrebbe fatto meno fatica).

Mi vedo ancora: piccola bambina con occhiali fondo di bottiglia, capelli lunghi informi, denti storti e un sorriso grande così: finalmente arrivava il Natale e Babbo Natale avrebbe ricompensato tutte le mie pene, anche perché ero secchiona e c’erano da aspettarsi sorprese! Uno strano parlottio dentro allo sgabuzzino mi incuriosì e mi avvicinai. Non osavo entrare, un po’ per timore e un po’ perché non si disturba chi si isola, va lasciato tranquillo. La curiosità era  forte però, perché sentivo un “Non ci posso credere”  detto ad alta voce.  Mi avvicinai alla porta. Non ricordo chi fosse a parlare, ma stava dicendo una cosa terribile, ancora mi ricordo le parole esatte:” Ma come fai a credere ancora a Babbo Natale? Ma non l’hai capito che sono i tuoi genitori che mettono i regali sotto l’albero, me l’ha detto mio fratello!!”  Odiati e inutili fratelli maggiori!!!!!

Il bambino continuava a dire ” Non è vero, la mia mamma me l’avrebbe detto” ripetendolo come un mantra. Il saputello rispose: ” Vai a casa e cerca bene: in garage, nell’armadio. Se cerchi bene, vedrai che i pacchi saltano fuori.”

Me ne andai di corsa e nemmeno mangiai la merendina. “Non ci posso credere. Non è vero.” L’atroce dubbio mi attanagliava e così, nei giorni a seguire, mi misi a frugare per casa. Alla fine lo trovai. Un pacco ben confezionato, nascosto sotto mille maglie di mia mamma. Le dimensioni erano proprio quelle di uno dei regali richiesti. La mattina di Natale lo trovai sotto l’albero. Felice di riceverlo, ma non da Babbo Natale. Andai da mia mamma e le dissi: ” Guarda che lo so che non me l’ha portato Babbo Natale.” Fu più dispiaciuta la Lella di me. Come quando mi convinsi che i Puffi esistevano, un paio di anni prima. Scendevo nel bosco sotto casa a cercarli, con il terrore di incontrare Gargamella, ma non li trovavo mai. Iniziai a segnare i posti dove cercavo, per restringere il cerchio, ma non saltavano mai fuori. Mi arresi quando un bambino, durante le vacanze estive, mi disse che non esistevano e che perdevo tempo a cercarli, che avevo troppa fantasia.

A cosa serve la fantasia?

A una vita di mere illusioni. Ci va fegato per usare la fantasia.  Buon Natale.

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Premetto che non ho mai votato il PD. Premetto che non vuole essere un post politico, ma solo un post di riflessione.

Ieri ho investito pure io due euro. Due euro per il vin brulé a Candelo, donati al gruppo degli Alpini, che tanto han fatto sempre durante le loro manifestazioni, per tenere vivo il borgo dove ho lavorato per 4 anni.images

Sono stati ben spesi e non mi pento di non averli donati a un partito per le sue elezioni interne, alla ricerca di un segretario che non c’è, e che quando c’è stato non ha fatto niente di speciale.

Eh sì, cari amici del PD, nemmeno stavolta mi avete convinto a votarvi. E dire che Renzi l’avrei anche votato, ma non concepisco di dover pagare per esercitare un mio diritto, andando a foraggiare le casse di un partito che di opposizione non ha nulla, che si è uniformato al suo più acerrimo nemico e che le cronache quotidiane mi insegnano essere omologato agli altri, né più né meno.

I miei due euro sono preziosi e non voglio sprecarli, soprattutto in un momento di crisi come questo e foraggiare la macchina infernale della politica mi è parsa letteralmente una bestemmia. Il rispetto che ho per il denaro e la fatica di guadagnarselo mi ha impedito di fare il folle gesto.

Ho preferito darli a un gruppo, che si impegna a tener VIVO un paesino, che cerca, nonostante il momento difficile, di reagire e di fare qualcosa di concreto, con il lavoro di volontari e di persone per bene che credono nel valore di questa povera Italia.

Imparate da loro, cara gente, mischiatevi alle persone vere, smettendo di fare teorie e monologhi che non interessano nessuno. Datevi da fare e imparate quel che vuol dire fare fatica veramente, quanto sforzo serva per guadagnarsi quei due maledettissimi euro.


Oggi volevo scrivere due post su due libri che mi son piaciuti assai, visto che sono a letto con i miei malesseri da endo, ma la giornata ha preso una piega diversa.

E che sarà mai successo? Il rustico. Sempre e solo lui. Non è che la mia vita sia molto varia ultimamente, e il libro della Gamberale cadeva a puntino come post, e invece niente. Non posso scrivere di lei, e di Mark Rowlands. Non posso.

Devo stare al telefono, devo parlare con tizio e caio, devo rompermi la testa per una cosa che non è nemmeno mia!!!!!images

Senza contare che nel mio cervello è sempre aperto il file “rustico2”, per il quale urge trovare soluzione e danari per sistemare tutto come santa inquisizione, ops, il catasto vuole. Perché se sei già accatastato non basta suddetta autocertificazione? Perché se no non spenderei altri soldi, per ingrassare la macchina farraginosa e maledetta dello stato, motivo per cui mi sto spaccando di lavoro per farli saltar fuori, un euro dopo l’altro. Il lavoro si fa quando la cifra è raggiunta. Così è e così sarà.

Bene, intanto “rustico1” non molla la presa. L’inverno incombe, il cantiere langue, i proprietari latitano!!!!

E io che cazzo c’entro???????? Scusate il francesismo, ma l’odierna situazione intestinale della sottoscritta fa sì che mi fermenti anche il cervello, oltre la panza, e da qui nasce il sopraddetto!!

Io manco ci voglio stare in quel postaccio!!!! Io vorrei solo che sparisse.

Puffete, come quando arrivano le nebbie di Avalon. Come quando avanza la nebbia mefitica del Maelmord, come quando si rompe la catena del divieto e avanza e inghiotte tutto con il suo incedere, guarda caso proprio in via XXX!!!!!

Sono disperata, lo so. E sono inerme. A costo zero posso solo scrivere, incazzarmi, leggere e informarmi. E sti cazzi, vivo in Italia, mica in Norvegia, non basta mica!!!!!

Il mio è un dramma kafkiano. Il mio è un dramma non mio, perdinci!

Il mio dramma se non è mio, allora non è dramma? O non esiste in quanto non mio? Oppure esiste in quanto altro da me e quindi in base a esso io posso definirmi come tale?

Qualcuno mi aiuti.

P.S. Gruisti, santoni, avvocati, santi di origine controllata, maghi, ufo, passanti, chiunque è ben accetto.


Leggendo un articolo piuttosto frivolo in rete, che parlava delle parole più in voga del 2013, ho pensato a quali fossero le mie. Per l’articolo, una delle più gettonate è “selfie”, ovvero la mania di farsi autoscatti e pubblicarsi su un social network. Per me è, invece, una delle più accreditate a vincere è “rustico”.

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il mio sogno che si avvera ….:D

Il maledetto rustico, che da settembre si è sdoppiato! Il rustico di Riccardino Fuffolo e il mio rustico.

Mi sveglio la mattina pensando a lui/loro. Un rustico che crolla e un rustico da aggiornare al catasto per la modica cifra di circa mille euro, perché l’autocertificazione( peraltro citata dalla legge) non è accettata dal comune in cui è sito: sono il mio incubo!

Se dovessi quantificare le telefonate fatte per il rustico crollato, credo supereremmo le 10 ore. Per l’altro la ricerca del denaro perduto determinerà o meno la riuscita dell’impresa: ma perché mi chiedono soldi che non ne ho???? E perché in un altro comune, hanno accettato l’autocertificazione di mio papà? Il dramma dell’italiano medio che ha a che fare con la pubblica amministrazione è tutto qui: non esiste un perché. Non esiste. La desolazione del cittadino abbandonato a se stesso, che arriva a pagare pure ciò che non è che chiaro che debba pagare, per il terrore di ritorsioni e peggioramenti, spiega il funzionamento della cosa pubblica italiana. Ma dove li piglio sti soldi?? Dove? Ora sto provando a piantarli, vi aggiornerò sulla riuscita della nuova coltura.

Il rustico crollato sta seguendo le sorti dei resti di Pompei: crolla un pezzo per volta, inesorabilmente. Dopo una preliminare demolizione e pulizia, i resti superstiti sono lì a monito di chi rimane, a dirci:” Non finirà mai, è la storia infinita, pagherete per sempre”. Io  ho passato fasi alterne, perché avendo, ahimè,il tempo di seguire la cosa, l’ho fatto e ne ho guadagnato solo dei gran mal di testa e dei pensieri di istigazione al sacrificio e al suicidio.

Il giorno della demolizione, arrivata in cantiere, mi sono vista immolare per la causa. Per pochi secondi ho visto il mio cranio che, con vigore, sfondava a testate il rustico rimasto in piedi, la rimanenza, con gran soddisfazione di tutti. Era solo un sogno ad occhi aperti. Poi sono arrivati gli istinti suicidi, e la piromane che è in me si è scatenata, soprattutto dopo le successive riunioni e telefonate, atte a determinare l’importo dei lavori da fare a consolidamento della me..ops, dei ruderi rimasti in piedi.  Io, una tanica di benzina e un cerino: questo basta nella mia mente per risolvere il problema. Ri-Ahimè, è una soluzione non praticabile, perché :
1) non è casa mia, mi arresterebbero e, anche se lo fosse, mi arresterebbero comunque;

2) rimarrebbe comunque qualcosa, perché non abitiamo nelle case di legno come negli Stati Uniti;

3)non potremmo più vendere il tristo appartamento adiacente, senza poter recuperare nemmeno un euro di quelli già buttati nel gabin…ops, nei lavori di recupero.

Quindi la parola dell’anno, a 28 giorni dalla fine di questo tremebondo 2013, è rustico.

Spero che la parola per il 2014 sia (una a caso va bene):
-ricco

-vincita

-milionario

-castello/villa/reggia

-lavoro ben retribuito( se no tanto vale)

-crollo totale

-furto da parte degli ufo di residenza  in via XXX

-fuga a Saint Barth

-MIRACOLO


Di solito scrivo con una tazza di the verde accanto a me, per darmi coraggio.

Di solito scrivo al mattino, cosa per me impensabile fino a pochi anni fa. Primo, perché fino a poco tempo fa lavoravo e secondo, perché al mattino non sono riuscita mai nemmeno a studiare, figuriamoci a scrivere. Come si cambia: ora al mattino scrivo e la sera mi addormento davanti a un libro, altro che i dolori del giovane Werter. Diciamo che è la mia compagna di vita che mi rende imagesmattiniera: se non approfitto delle prime ore di attività, dopo subentrano intestino infiammato, sonnolenza e, d’inverno, dolori vari che mi rendono pari a una ottuagenaria con la sciatica. Ciao ciao notti fervide di pensieri. Qua rimangono nottate di sonno cattivo e pensieri legati alle incombenze della vita e, in Italia, non è cosa da poco, la gara alla sopravvivenza quotidiana. Non c’è spazio per pensieri con le ali dorate! Qua la notte si fanno quadrare i conti che non tornano mai.

Di solito scrivevo con la Pi vicino a me, ma da quando è entrata nel periodo cubista tutto  è cambiato. Prima si sdraiava sul tavolo per controllare il mio lavoro, ora si siede o si sdraia solo su superfici quadrate. Il tavolo della cucina è rettangolare e va da sé che non sia più gradito per fare il riposino. Se qualcuno avesse soluzioni per la gatta cubista, si accettano consigli.

Di solito scrivevo guardando fuori dalla finestra, piena di speranze per il futuro. Ora scrivo senza aver letto i giornali on-line, perché se inizio a pensare a imu, tares e compagnia bella mi viene voglia di buttarmi giù dal balcone gridando “addio mondo crudele e pieno di tasse”.

Di solito scrivevo nella speranza di potervi comunicare di aver trovato un impiego ben remunerato, e invece non scrivo mai nulla di quello che faccio, perché vivo in un mondo sommerso di cui è bene non parlare, un sottobosco in cui vive una comunità non florida di non giovani che si aggiustano come possono, anche grazie alle loro famiglie e alla capacità di arrangiarsi.

Oggi scrivo pensando che il mese di dicembre è iniziato e sarà sempre povero, come gli altri mesi, anzi di più ( quest’anno c’è la tares). Scrivo pensando che dovrei fare l’albero questa settimana, approfittando dei momenti di brio che signora endometriosi mi concede e incastrandoli tra i vari doloretti del mese. Scrivo pensando che ho voglia di Natale, nonostante tutto, perché non sono i regali costosi che fanno la festa, ma siamo noi con i nostri affetti a farla. Scrivo pensando che meno ho, più paradossalmente mi sento libera. Ciò che mi vincola è il mio paese, ottuso, vecchio, arretrato e pieno di debiti. Mi obbliga a non fare progetti e a vivere male, con l’angoscia che sarà ogni anno peggio. Ecco, io scrivo per domare l’angoscia. Scrivo per darmi un senso che la mia patria non sa più darmi. Sa solo chiedere. Chiede in maniera insistente, come i questuanti che trovi nella metro a Milano, chiedono, chiedono, e continuano a farlo anche se dici di no, perché tanto, prima o poi, qualcuno riuscirà a dar loro qualcosa e avanti così, giorno dopo giorno.

Scrivo pensando che oggi ho voglia di CREDERE che qualcosa cambierà, che tra un vaffaday e l’altro la gente prenderà coscienza che così non si può andare avanti. C’è bisogno di pensieri nuovi, gente nuova, vita nuova. Sono stufa di leggere le rendicontazioni di un politico a caso che ha speso quello che io guadagno in anni di lavoro per emerite cazzate, facendosele pure rimborsare. Vorrei leggere notizie rincuoranti tipo: noto politico paga la mensa ai compagni bisognosi del figlio; senatore a vita paga il riscaldamento della scuola del nipotino rimasta al freddo; assessore pinco pallino crea azienda per dar lavoro ai giovani del suo quartiere. Dite che se scrivo a Babbo Natale mi farà la sorpresa di esaudire i miei desideri?

P.S:

Se volete leggere buone notizie, vi allego il link della Fondazione Condividere, che fa tanto bene a chi ne ha bisogno e tiene aggiornato il suo pubblico con un occhio critico rivolto alla gestione del nostro povero paese.

https://www.facebook.com/pages/Fondazione-Condividere/455729857797159?fref=ts

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purtroppo

Quello che leggi qui è tutto autobiografico. Soprattutto le cose inventate.

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