003Fuori nevica, io sono ancora malata e guardo il bianco fuori dalla finestra, che avvolge tutto il paesaggio e lo abbellisce, addolcendolo. La neve ha il potere di rendere tutto più lieve, uniforme, elimina i difetti, le brutture, le stonature. La coltre bianca ammorbidisce gli spigoli, silenzia l’aria, protegge e isola. Con la neve riaffiorano sempre i ricordi.

Io ricordo sempre l’infanzia innevata, forse perché essendo nata in febbraio le nevicate erano le ultime e me lo godevo, giocando con il bob rosso giù per il prato vicino a casa. Abitavo in montagna e allora nevicava davvero, non per finta come in questi ultimi anni.

Mi rotolavo nella neve bagnandomi tutta, perché quando eravamo piccoli ci si vestiva senza indumenti tecnici e mi ricordo il rientro a casa dopo le quattro e mezza, con la giacca a vento blu e rossa tutta zuppa, i calzettoni bagnati dentro gli scarponcini, il sedere gelato, le guance rosse e la merenda di pane e nutella che mi aspettava in cucina dalla nonna Maria. Si metteva tutto ad asciugare vicino alla stufa, si salutavano gli amici dalla finestra e il giorno dopo si ricominciava, su e giù, su e giù, fino a che la neve pian piano spariva, lasciando riaffiorare il prato, che aveva una consistenza umida, morbida, con l’erba secca e la terra marrone che ti sporcava gli stivali.

Si passavano le ore con il bob, con i pupazzi di neve, con le battaglie a palle di neve, dopo aver costruito bunker e ripari che sembrava di essere in trincea.

Quando andava bene, al rientro mi trovavo anche la cioccolata calda pronta, con Mila e Shiro in televisione. Cosa si poteva chiedere di più?

Ora son due giorni che nevica e io son proprio contenta, perché da malata non devo uscire e mi godo lo spettacolo dalla finestra.

Cosa volere di più?

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