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imagesMi accorgo solo ora che il 25 novembre è la giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

Voglio essere retorica e dire, per l’ennesima volta, che non ci si deve ricordare solo oggi delle donne e dei soprusi che subiscono.

Ogni giorno leggo sui giornali che qualcuna di noi non ce l’ha fatta, è morta, o è scomparsa, o è spirata dopo una lenta agonia, o è rimasta sfigurata o menomata in seguito alla violenza di uomo. Non è possibile che la vita di una donna possa essere in balia della violenza altrui, dei deliri, della prepotenza, dell’egoismo, della follia di un amore malato, negato, finito.

Troppo facile giustificarsi dietro a parole che cercano di dare un senso alla più insensata delle azioni. Non si può cercare una mediazione di fronte alla violenza. Una donna può sbagliare a stare con un uomo che la maltratta, ma sbagliano anche i familiari che non l’aiutano, i medici che non capiscono, gli amici che fanno finta di niente, la società che spesso ignora quanto le si presenta davanti agli occhi.

Una donna che subisce è una donna ferita per sempre, è una donna che dovrà convivere con i propri fantasmi e che spesso non avrà nessuno con cui confidarsi. Le cicatrici che si porta dentro sono dolorose e rovinano tutto quello che è la sua vita. Non bisogna più permettere che accada. Dietro a una donna maltrattata, se non morta, ci sono dei figli segnati da questi eventi tragici, ci sono famiglie distrutte che non riescono più a ritrovare un senso.

Una donna ferita perde la fiducia, la speranza, la voglia di vivere. Una donna maltrattata si trova spesso sola, condannata al silenzio della vergogna, delle paure, delle insicurezze. Gli occhi di una donna maltrattata parlano, se si ha la forza e il coraggio di sostenerne lo sguardo.

Dobbiamo impegnarci tutti perché queste violenze finiscano. Ogni anno le cifre aumentano, parlano di morti cruente, di sparizioni, di cattiverie inaudite, di soprusi psicologici, di ricatti.  Non è possibile che chi si sente in pericolo non abbia un posto vicino e sicuro dove potersi rifugiare, certa di essere protetta.

La donna porta in sé il dono di dare la vita, porta nel grembo la forza più grande che c’è e profanarla è un atto deprecabile.

La violenza di un uomo su una donna sta a significare che è venuto meno il rispetto. Nessuno ha il diritto di rubare l’anima a un altro, nessuno deve distruggere la serenità di una vita.

Quando qualcuno si sente talmente potente da disporre della vita di un altro, vuol dire che abbiamo sbagliato tutti qualcosa, che il messaggio che è passato è distorto. Non si può volere tutto, non si può decidere per la vita di un altro, ci si deve saper rassegnare al fatto che un amore possa finire, che una persona cambi, che una persona si allontani da noi perché non è quella giusta.

Le donne devono potersi fidare, devono poter non avere paura. Non ne posso più di sentire giustificazioni come ” se l’è un po’ cercata”, “era un po’ zoccola”, “bhé, chissà cos’ha fatto lei per ridurlo così”. Potrei citarne mille, di frasi così. La donna è donna in mille modi e non posso credere che per sentirmi al sicuro io debba mortificare la mia femminilità, la mia sensualità, il mio essere creatura del paradiso.

Quel che occorre alle donne è la sicurezza in se stesse, la capacità di sentirsi importanti senza eccedere negli atteggiamenti, senza svilirsi o svendersi per seguire le mode o le tendenze. E agli uomini bisogna insegnare il rispetto, la dolcezza e la capacità di confrontarsi con creature talmente diverse da loro da fare paura.

Io ho rispetto per tutti, tranne per chi non rispetta la vita altrui. La vita è sacra, sempre, e se tutti ne fossimo consapevoli, sapremmo fare la nostra parte.

La violenza uccide. Uccide le persone, i sentimenti, le speranze, il futuro, i sogni. Bisogna essere più forti di lei, bisogna essere in tanti per far sì che non si ripeta ogni giorno la conta di chi non ce l’ha fatta.

La violenza nasce dalla paura, dall’ignoranza, dall’egoismo, dall’invidia, dalla prepotenza. Insegniamo l’amore e il rispetto, portiamoli con noi ovunque andiamo e saremo più forti tutti, contro la violenza vince solo l’amore.

 

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La mia vicina Ivana mi ha prestato il nuovo smalto di Collistar, che ha molti pregi: una bella tenuta, colori simpatici, un formato piccolo ( per chi si stufa in fretta come me e lo mette poco è l’ideale) e un ottimo prezzo( solo 6.5 euro!).
Uno smalto gloss effetto gel fantastico, ora so che investimento fare quando mi avanzeranno 6 euro.

Io ho provato il n°551 Fucsia spiritosa, molto allegro e con un ottimo effetto sulle mani.
http://www.collistar.it/products/P464/smalto-gloss-effetto-gel

Anche oggi l’umore è salvo, posso mettermi a pulire cicoria, pulire casa e prepararmi alla giornata di lavoro di domani 😀

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una scoperta!

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il risultato 🙂


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Oggi si inizia a parlare di maternità. Maternità che per me non è mai arrivata, ma è stata tanto presente, e lo è ancora, nella mia vita.
Per una buona parte della mia esistenza, la maternità non ha avuto alcun peso. ZERO. Pensate che mi facevano senso pure i bambini piccoli. Nonostante avessi un ciccio bello nero, un birimbo e un pupazzetto che faceva pure pipì, il concetto di bambino da accudire non è mai andato oltre la sfera del gioco. Non ho nemmeno mai fantasticato sul mio essere madre.

Amo alla follia i cuccioli e gli animali, ma i cuccioli d’uomo proprio non li potevo soffrire: brutti, lamentosi, fastidiosi, difficili da interpretare. Sarà che per i primi 17 anni della mia vita sono stata una figlia unica, alquanto solitaria e scontrosa, ma non avevo mai considerato me stessa come una donna portatrice di utero e, conseguentemente, passibile di maternità.

Ho iniziato a cambiare idea quando è nata mia sorella, nel 1993, anche perché è stata la prima infante con cui ho avuto a che fare. Sarà che non vivevamo insieme, sarà che me la godevo a piccole dosi, ma i bimbetti piccoli hanno iniziato a piacermi e a incuriosirmi.

Sono passati gli anni e ho iniziato a pensare al concetto di maternità più seriamente. Dopo i 20 anni mi è anche venuta voglia di provarci, per curiosità e incoscienza, ma si era troppo giovani e non se ne è fatto niente. Poi, con la convivenza, visto che andava male, ho accantonato il progetto e gli anni sono passati.
Un giorno, finalmente, mi decisi e con la persona che allora frequentavo ci si disse: “Perché no, se viene, viene.”
Ecco, non è venuto. A me per lo meno. Lui ha fatto un figlio con un’altra, tre mesi dopo che si era smesso di vederci. Chapeau. 😀
Da lì ho iniziato a pensare, visto che non era un periodo felice per la mia salute, se per caso non ci fosse un nesso con la mia palese incapacità di procreare e i miei malesseri.
Ecco che entra in scena la signora endometriosi, dopo qualche anno di visite e controlli inutili. Finalmente trovai un link in rete dove si collegava la sterilità con questa malattia silenziosa e poco conosciuta: un parto lungo qualche anno, con dolori, soldi buttati in visite e controlli e, finalmente, la diagnosi: endometriosi. Puah!

Da lì è cominciato un nuovo capitolo della mia vita, il “vorrei ma non posso.”
Più conoscevo la malattia, più capivo che le mie capacità riproduttive, già scarse, si riducevano in maniera esponenziale.
Che anni difficili, che pensieri pesanti mi hanno accompagnato. Il giorno della laparoscopia ho scoperto due cose: che con la morfina si dorme da dio e che ho una tuba bella chiusa. Da quanto non si sa, ma sono già al 50% delle possibilità in meno. In più, ovulo poco e male. E la vecchiaia? E’ bello scoprire in ospedale di esser dentro la categoria di ipotetiche primipare ATTEMPATE!

Ecco, per me la maternità è concetto complesso, che riassume dentro di sé un sacco di problematiche, che me la rendono distante e incomprensibile.
Non è facile essere donna, senza poter sperimentare il dono che ognuna porta dentro di sé. E’ una forma di incompletezza, che ti lascia a metà, incompiuta e in cerca di un senso.

Questo per me è la maternità punto zero. Una maternità inespressa, che non trova uno sfogo, senza la possibilità di prendere forma per dare un senso a ciò che rimane solo un pensiero vago, riferito a una realtà che non riesco a conoscere.


Il lunedì è il mio giorno libero, quello che tengo per fare i lavori di casa, per stirare, per guardar un film o leggere qualcosa, per riposare.se non ora quando

Stamattina leggevo sulla Stampa on line gli articoli riguardanti la tragedia che ha coinvolto la fidanzata di Oscar Pistorius. Questa notizia mi ha profondamente colpito: il ragazzo simbolo dell’impegno, della forza di volontà, del successo agonistico para e olimpionico, pare abbia ucciso la sua ragazza per motivi di gelosia. Non è immune nessuno. Nemmeno un personaggio come Pistorius.

Quel che mi sono domandata, leggendo le testimonianze delle persone a lui vicine, è come mai nessuno si sia accorto della sua potenziale pericolosità. Una persona descritta come “ossessionata” dalle armi non è decisamente una persona equilibrata.

Come si è arrivati a quel punto? La sua famiglia si è mai accorta delle sue instabilità? La ragazza morta si era mai resa conto del pericolo che correva? Perché ci si deve sempre riflettere DOPO che un evento tragico sconvolge l’esistenza di due famiglie?

Quante volte, in una settimana, leggiamo di tragedie simili? Questa acquista più risonanza, è brutto anche da dire, perché sono coinvolti due personaggi famosi, ma quante situazioni simili capitano senza che nessuno riesca a evitare l’ennesima morte di una ragazza che ha avuto solo la colpa di innamorarsi di una persona evidentemente squilibrata e instabile?

Io penso che quel ragazzo sia malato e che abbia bisogno di essere curato dalle sue frustrazioni, dalle paure, dai demoni che gli hanno rovinato una vita che era, apparentemente, esemplare.

E’ importante arrivare a curare le persone come lui PRIMA che l’ennesima fidanzata muoia, o finisca in ospedale sfigurata, o pestata o violentata in nome di sentimenti malati che non si sono saputi gestire.

E che cosa spinge noi donne a stare con uomini che ci trattano male, che ci umiliano, che sottomettono psicologicamente, che ci picchiano, che ci usano? Questa è un’altra domanda cui non so dare risposta. Penso sia successo a molte di noi di stare con l’uomo sbagliato senza trovare la forza di lasciarlo, trascinando una relazione invece che troncandola subito. Capita spesso, e il traguardo di dare un taglio netto diventa un insegnamento per le relazioni future che si vivranno. Perché per alcune di noi si inceppa il meccanismo? Perché si rimane al nostro posto, che in realtà nostro non è?

Perché si accetta l’inaccettabile? Perché si scambia il possesso con l’amore? L’amore è un sentimento di libertà e di uguaglianza: dobbiamo impararlo tutte, fin da bambine, quando costruiamo castelli in aria e sogniamo ancora il principe azzurro.

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Presidente XII Commissione Affari Sociali. "In Parlamento portavoce degli Italiani"

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I passi di sei persone con gli occhi aperti sul mondo

purtroppo

Quello che leggi qui è tutto autobiografico. Soprattutto le cose inventate.

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