Ho sempre pensato che “chi si accontenta, gode” fosse un buon proverbio, da tenere a mente ne momenti di magra. Mi pareva carico di buon senso, di quel sapere antico che ti trasmettono i nonni che hanno fatto le grandi guerre, patendo la miseria e nonostante tutto ce l’hanno fatta. Fino a poco tempo fa ero convinta fosse così.

Io so decisamente accontentarmi di quello che ho, ma so anche quando è l’ora di chiedere di più alla vita, capendo quando è il momento di fermarsi. Così ho vissuto i miei primi 38 anni, tra alti e bassi, navigando a vista, godendo di quello che avevo, poco o tanto che fosse. Di questi tempi, però, le mie riflessioni stanno mutando.

Mi rendo conto che il periodo attuale richiede di cambiare punto di vista, di approfondire il pensiero e di cercare nuove soluzioni. Non credo che questo paese abbia mai vissuto un periodo di tale decadenza di valori. La mia generazione si trova schiacciata tra quella precedente, che gode ancora di vecchi privilegi, e quella immediatamente successiva, che non ha prospettive né futuro certo.

Noi stiamo nel mezzo, qualcuno ce l’ha fatta o fatica a mantenere i risultati conseguiti,  altri arrancano o hanno fallito e non sanno cosa fare. Non è facile vivere in Italia oggi e ancora meno lo è quando tutte le certezze che avevi vanno in fumo.

Credo che oggi si possa dire ” chi si accontenta, muore“, perché ogni giorno assistiamo al degrado della politica, della cultura, della vita stessa. Non si può più stare a guardare mentre il tuo vicino picchia la moglie (magari fino a ucciderla) o un tuo conoscente si suicida perché oppresso dai debiti, nonostante una vita da onesto lavoratore. Non si può più tacere di fronte a un premier che farnetica cose senza senso, per poi ritrovarsi con un nulla di fatto, in cui l’unica certezza sono le tasse che devi pagare, ovviamente aumentate  a regola d’arte. Non ci si può più accontentare quando la qualità della tua vita è condizionata da un organismo politico che risucchia tutte le tue risorse, poche o tante che siano.

La mia generazione dovrebbe trovare il coraggio di dire basta a un sistema che non funziona più. Non si può vivere anestetizzati, sperando che la situazione cambi, senza fare nulla. Sono stufa di sentire parlare di ideologie che sono morte, che non esistono più e non possono farlo in un contesto sociale come il nostro. E’ come se cercassimo di fare attecchire una pianta su un terreno sterile. Bisogna capire che va preparato e concimato  prima. E soprattutto, che non tutti i terreni sono adatti a quel tipo di pianta.

L’ostinazione di certe persone a non voler voltare pagina, scrivendo l’inizio di una storia nuova mi lascia senza parole.

Ho voglia di buon senso, di condivisione, di speranza e di futuro!

 

 

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