Pensare il futuro non è mai stato il mio forte.

Non mi posso più permettere di pensarlo e  mi pento di non averlo fatto prima. Non ho mai fatto progetti, presa da mille problemi, e non mi sono mai concessa di sognare e ora non posso più pianificare niente. Il mio spazio temporale si dilata per un massimo di 30 giorni. Oltre non mi è dato di sapere.untitled

Questi 30 giorni hanno assunto nel tempo una dimensione diversa. Si sono dilatati, tanto che i miei mesi sembrano durare il doppio. Il peso delle ore è cambiato e le percepisco bene, non me ne lascio scappare una. I minuti si allungano e mi ricordano che il tempo passa, inesorabilmente, un giorno dopo l’altro. Quando ho un problema grosso so che ho questi benedetti 30 giorni per risolverlo. Se non ce la faccio, so che non saprò cosa fare e mi tormenterò nell’angoscia di non avere certezze per il mese successivo.

Avere un orizzonte limitato non aiuta a avere speranza, al massimo ti fa venire un infarto prima del tempo. Come fai a immaginare qualcosa di bello, quando sei limitato nei tuoi pensieri? Come fai a dovertela cavare sempre e comunque entro 30 maledetti giorni, senza dilazioni e senza sconti?

In 30 giorni è tutto misurato, pesato, controllato. Non c’è posto per gli imprevisti, né per le sfighe improvvise che, di solito, ti colgono proprio in questi momenti.

Non puoi immaginarti le ferie perché non sai se potrai permettertele. Le mitiche ferie! Non ricordo nemmeno più l’ultima volta che ci sono andata. Pensate: le VACANZE vere, prenotate mesi prima, la valigiona da riempire, la macchina da caricare, due o tre lunghe settimane di pausa, di riposo, di relax. Sono così lontane da me da farmi pensare che non siano nemmeno mai esistite. Non puoi prenotare esami medici o dei trattamenti prolungati a lunga scadenza perché non sai se avrai i soldi per pagarli, non puoi pianificare dei lavori in casa, non puoi pensare di sposarti o di fare figli, non puoi fare niente. Nemmeno la fuga puoi pianificare, perché dove vai senza un soldo? Fai il giro dell’isolato?

Quando capita l’imprevisto, di solito ti appelli a tutti i santi del paradiso, preghi per un colpo di fortuna, ti arrovelli per trovare soluzioni, che difficilmente trovi.

A volte mi domando quanto andrà avanti questa situazione, perché non ho strumenti per cambiarla.

L’unico rimedio è la lettura. Leggendo dilato il mio tempo, viaggio, volo lontano, imparo cose nuove, cerco soluzioni, trovo esempi da seguire, colgo speranza e barlumi di felicità. Sarà sufficiente? Basterà per lenire l’ansia da limitazione?

Risposte non ce ne sono, mi consola il fatto di non essere l’unica a vivere a tempo determinato. Che tristezza però, pensare che la mia generazione, quella della precarietà, deve far ipoteche pure sul proprio futuro.

 

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