51+6B-5rX7L__AA258_PIkin4,BottomRight,-45,22_AA280_SH20_OU29_“Quando la notte” di Cristina Comencini, edito da Feltrinelli, è un libro che mi è piaciuto da subito.

L’ho portato con me durante il mio soggiorno a Berlino e la lettura è stata ancora più intensa, dato il tema trattato, visto che ero lì per far da baby sitter alla figlia della mia cara amica e sorella Daria.

Dal libro è stato fatto anche un film, che spero di vedere al più presto, con Filippo Timi e Claudia Pandolfi.

Si parla di maternità difficili e di maternità da manuale. Si parla di genitorialità problematiche e di unioni contrastate o mancate.

E’ un libro che si legge in fretta, ma che dà molto su cui riflettere, perché va a toccare quelle corde nascoste che nessuno sfiora mai, che sono un tabù e di cui la società non vuole sentire parlare.

La maternità è sacra, è avvolta da un’aura di perfezione e incorruttibilità. Nella realtà non è sempre così e l’essere madre diventa un problema, un dolore che non si sa come affrontare. Bisogna essere brave madri e non sbagliare mai, ma come si fa? Quando l’essere madre non è un istinto naturale o, per lo meno, non ci fa fare le cose giuste, come si può imparare? Come si può aprirsi agli altri dicendo di temere di non essere una brava madre?

La protagonista vive isolando se stessa e il suo bambino, fino ai risvolti più tragici, per poi essere salvata da colui che è quanto di più lontano ci sia dalla figura della paternità classica. Due mondi “diversi” si scontrano, si attraggono e si respingono, combattendo per trovare la loro strada e la via della redenzione.

Leggetelo, è intenso e forte, tanto forte da lasciare un segno anche su chi, come me, madre non è.

 

” Metto la testa sotto il cuscino, il pupazzo sembra il mio bambino quando è arrabbiato. Un giorno dovrò pensarci, non stasera che sono contenta, un altro momento. Perché succede a me e non alle altre donne? Cos’hanno più di me? Pazienza, amore, sopportazione?” Pag.99

 

 

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