Inizia una nuova estate e non trovo l’entusiasmo per godermela. Quest’anno i problemi sono talmente tanti che nemmeno l’amato caldo mi fa tornare il buonumore.

Amo il sole, amo questa stagione gioiosa e simbolo dell’abbondanza. In estate passo molto tempo in cucina, per sfruttare i regali dell’orto, ma nemmeno questo stavolta mi salva.

E’ l’unico momento dell’anno in cui i miei dolori mi danno tregua e, non patendo il caldo, sono avvantaggiata rispetto a molti altri  che patiscono le pene dell’inferno. Non vedevo l’ora arrivasse il caldo africano  ma purtroppo, non stando comunque bene, non riesco a godermi l’agognata calura.049

Speravo di star meglio e invece peggioro.

Quando è finita la scuola venerdì scorso e sentivo i bambini festeggiare nel piazzale di fronte a casa, ho ripensato con malinconia ai  momenti vissuti tanti anni fa.

Mi ricordo che si andava a scuola sapendo che non c’era niente da fare, solo aspettare la campanella che avrebbe decretato l’inizio della pausa estiva. Tre lunghissimi mesi di pigrizia, sole, giochi, nonni, amichetti e qualche compito delle vacanze. Mesi di angurie messe a raffreddare nelle fontane, di ribes, uva spina, di fragoline selvatiche e lamponi da raccogliere, di bagni nei torrenti, di biciclette, di lucciole e di rondini che volavano sulle nostre teste, di erba tagliata nei prati, di conserve di pomodori aiutando la nonna, di orti da bagnare la sera, di compiti da fare alle 9 del mattino sfruttando la frescura, di passeggiate con i cani, di capanne nel bosco e di avventure avventurose inventando giochi impossibili.

Mi vengono in mente delle immagini di prati illuminati da una marea di lucciole di notte, di mucchi d’erba tagliata su cui riposare, annusandone l’odore di linfa e di terra,  di infiniti nascondino e stregamangiacolore, di orologio-fa-tic.-tac, di pallavolo, di corse che se dovessi farlo adesso mi prenderebbe un infarto dopo 10 minuti.

Vedo boschi frondosi, fresco riparo dalla calura, vedo ortensie colorate di blu e di viola, vedo iris e roseti in fiore. Sento il calore della terra e l’odore della pioggia dopo un temporale, l’odore delle frittelle di zucchine, del te con le pesche dentro, della menta e della camomilla appena raccolta messa a essiccare al sole, il profumo dei gerani e quello del fieno, nella baracca vicino al pollaio.

Quanto era bello trascorrere l’estate con i nonni, andare nella casa al lago o stare a casa con loro, curando l’orto e lasciando trascorrere pigramente i giorni, uno dopo l’altro, come se dovesse essere sempre tutto così.

Invece si cresce e si perdono l’innocenza dei pensieri e la serenità dell’essere bambini e si ritorna a quei momenti con una dolce malinconia.

 

 

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