Oggi voglio fare delle riflessioni collegandomi al post di ieri, dove consiglio la lettura del libro l’Angelo invisibile.

https://aspettandolalbaa.wordpress.com/2014/06/09/langelo-invisibile/

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Si leggono storie di famiglie al limite, dimenticate da tutti, anche dallo stato. E’ sempre più frequente sentire parlare di situazioni come queste, perché il lavoro che manca e l’impoverimento del ceto medio hanno raggiunto livelli mai visti prima, o per lo meno, mai visti dalla mia generazione. Io stessa ho vissuto un drammatico cambiamento sulla mia pelle, perché se ti ammali, in una società come la nostra, rimani indietro. Ti fermi e, invece di ripartire come sempre hai fatto, ti ritrovi fermo e bloccato, senza nessun treno da prendere. Certo, puoi anche andare a piedi e lo fai, ma la strada è lunga e, se non stai bene, diventa senza fine. Rimanere indietro mentre tutti avanzano è una sensazione che non avevo mai provato prima. Ho faticato ad accettare che il mio ritmo di marcia fosse cambiato così repentinamente, non mi capacitavo di quel che prima era fattibile e, un attimo dopo, non lo era più. Pensavo dentro di me, con angoscia, che era finita, che non avrei avuto possibilità. Pian piano ho cercato soluzioni e sono ben lungi dall’aver risolto la situazione, ma almeno riesco a fare qualcosa( pur con l’aiuto della famiglia)costantemente, che mi tiene impegnata e attiva, per quanto io abbia ormai i ritmi del bradipo.

Vedere la tua vita capovolta, come quando fai yoga e ti metti a testa in giù,  è destabilizzante. Bisogna imparare a sospendere il giudizio e osservare, e osservare ancora. In questi ultimi tre anni ho capito cose che prima mi erano sempre sfuggite o non avevo colto. Le lezioni esemplari sono quelle che ti fanno sudare per arrivare a comprenderle fino in fondo.

La mia vita, che peraltro era scevra di programmazioni e progetti, ha svoltato verso orizzonti che non pensavo di prendere in considerazione. No salute, no figli, no realizzazione ma solo sopravvivenza, no soldi, no progetti, no futuro. Quando l’orizzonte è questo diventa difficile barcamenarcisi, ma è possibile.

Un conto è aver paura che certe cose si verifichino, un alto è averne la certezza. Sapere che il due sarà il tuo numero e non il tre o il quattro o il cinque non è confortante. Sapere che anche quel due è difficile da realizzare, perché l’incertezza rende anche le unioni più semplici e solide complicate, non ti fa addormentare serena la notte.

Da questo e solo da questo però si deve partire e cambiare prospettiva. La vecchia non vale più e ostinarsi a mantenerla è doloroso e inutile.

Bisogna ridimensionare tutto, priorità comprese. Pian piano ci si riscopre e nemmeno tanto diversi da prima, ma più liberi, questo sì. Meno si ha, più si è liberi di scegliere. Ho capito che tutto ciò che è materiale mi vincola e mi costringe e io voglio scegliere, sempre, che ne sarà di me. La nostra società ci lega e ci obbliga, senza che nemmeno ce ne rendiamo conto.

La libertà costa cara, me lo ha sempre ripetuto mia madre e mai come oggi ho capito il valore di quelle parole. Passato e futuro si intrecciano e qualche volta ci regalano qualche consapevolezza in più.

 

 

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