Il mese di giugno dovrebbe essere un mese allegro, spensierato. L’arrivo imminente dell’estate dovrebbe portare buonumore e allegria. Dovrebbe. Peccato che a giugno arrivino le gioiose tasse da pagare. Imu, tasi, tarsu e chi più ne ha, più ne metta. Come si fa a essere felici di contribuire al nulla assoluto? Pagare soldini in cambio di strade dissestate, servizi che non funzionano, stato sociale inesistente? Sono stanca di regolare la mia vita in base alle scadenze che lo stato mi impone. Non me ne viene in tasca niente.

Io vorrei sapere dove vanno a finire i miei contributi, a cosa servono. Lo sapessi, magari, mi sentirei fiera di partecipare alla costruzione di qualcosa e pagherei con più entusiasmo. Invece il sospetto che questi soldi svaniscano nel nulla è lecito e sempre più frequente. Il mio stato mi richiede costanti sacrifici e io li faccio, sempre meno volentieri. Che vantaggi ho a essere italiana, oltre al clima e i luoghi fantastici da visitare( avessi i soldi per farlo) e l’ottima enogastronomia( idem come sopra)?

Qualcuno mi sa dire perché i sacrifici imposti mi dovrebbero portare dei vantaggi? Il pil non si smuove, il lavoro cala e i disoccupati crescono. Dare il buon esempio, portando migliorie evidenti, dovrebbe partire proprio da mamma Italia. Il popolo italiano non è una mucca da mungere, è un patrimonio da salvaguardare.

Io ho voglia di sentirmi protetta dal mio stato, non sfruttata. Per pagare le inique tasse io non consumo più, come migliaia di altri. Come può ripartire l’economia così?

Ho voglia di vivere la mia vita decorosamente, con la consapevolezza di contribuire a qualcosa di buono e utile al futuro di questo paese. Possibile che questi babbei non lo capiscano?

 

 

 

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