Questo è stato un post molto combattuto. Prima volevo, poi no, poi forse, poi ho letto un altro post di un altro blogger, fantastico, che mi ha fatto sentire un’inetta perché io non sarei mai riuscita a scrivere così bene ( http://florissensei.wordpress.com/2013/05/22/la-grande-bellezza-di-paolo-sorrentino-solo-per-chi-lha-visto/ ), poi i commenti piatti e banali su fb,  poi  le polemiche-dalle-quali-di-solito-mi-astengo-ma-stavolta-no-e-che-cazz, comparse a migliaia, poi il mal di schiena, poi il film da rivedere, poi il pensarci, poi il lavoro, poi…

Alla fine mi sono decisa, eccomi qua a parlare del film di uno dei miei registi preferiti. Bravo Sorrentino, bravi tutti gli attori. Mi ha dato una soddisfazione svegliarmi al mattino e scoprire che aveva vinto l’Oscar che manco l’Italia ai mondiali( di calcio non capisco una mazza)! Mi ha raddrizzato una giornata rattrappita dal mal di schiena e dalle amarezze della vita. Un merito riconosciuto è un’iniezione di positività! Bravo bravo!!!images

Non potrò mai parlare del film come ha fatto Gianluca Floris nel suo post, ma credetemi, era da tempo che mi mancava un film così, da quando avevo visto Carnage di Polanski, Melancholia di Lars,  This must be the place,  Habemus Papam di Moretti, Giorni e Nuvole di Soldini, per dire gli ultimi titoli delle visioni mie più recenti(Per la top ten dei film favoriti bisogna aspettare un altro post 😀 )

Questo film , condannato da molti di non aver anima, di essere un plagio de La dolce vita, di non aver niente da dire, di essere noioso, di non aver una storia da raccontare,  ha il pregio di metter davanti agli occhi dello spettatore ciò che non vuole vedere. Roma è il magnifico sfondo di questa pellicola, non la protagonista, come si potrebbe erroneamente pensare. La città eterna è  vissuta dal protagonista, Jep Gambardella( uno straordinario Toni Servillo), circondato da personaggi che hanno perso l’anima e trascorrono i loro giorni nel vuoto della superficialità.  Jep vede Roma scorrergli davanti agli occhi, a sua volta vivendo una vita vana e leggera, con una consapevolezza che i suoi comprimari non hanno, per evitare di soffrire, lasciando passare i giorni, una festa e una pagliacciata dopo l’altra, utili solo a lenire il suo mal di vivere. Lui sa vedere la vera grande bellezza, quella bellezza che cogli in notti segrete, in cui Roma ti accoglie con i suoi tesori e si mostra pulita, imponente, eterna, non corrotta dalle anime perse che la abitano e la sciupano con la loro inconsistenza. Jep ha imparato che la vera grande bellezza è l’amore, un sentimento messo in secondo piano per tutta la durata del film, ma sempre presente, a ricordarci a cosa rinunciamo nel nostro patto con il Diavolo.

L’amore che Jep ha provato, incorrotto, è dentro di lui dentro da anni. Un amore che scopre essere la sua parte migliore, più sacra, un amore che viene dalla sua gioventù isolana. Un amore puro e grande, che solo quello della figura della santa fa riaffiorare con forza: ” Io mangio solo radici perché le radici sono importanti.” Poche parole che dicono tutto, che polverizzano in un secondo le vanità e le vacuità di cui lui stesso, suo malgrado, si nutre.

Non voglio dire troppo per non disturbare la visione a chi ancora non ce l’ha fatta. Credetemi, è un film da provare. O si odia o si ama, proprio perché non è possibile che lasci indifferenti. Che sollevi quel leggero fastidio del non aver capito tutto o che regali quella sensazione di pienezza del “è così, ma non avrei mai saputo dirlo”, guardatelo.

Questo film parla d’amore, l’amore puro e vero che richiede attenzione, sacrificio, rispetto e lo fa mostrando la parte peggiore della nostra società, che l’ha dimenticato, persa tra moderni baccanali e ingenui deliri di onnipotenza. E’ un’opera che regala la quiete, lenisce il dolore, apre le porte del cuore, che son sempre chiuse, ma che se si cerca bene non è difficile trovare le chiavi per aprirle.

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