Di Natali sfigati ne ho avuti una valanga. A dire il vero, non mi ricordo un Natale che mi sia piaciuto. Mi ricordo però un episodio che mi è rimasto impresso perché, nonostante la sfiga, a me il Natale è sempre piaciuto molto. Ho sempre anelato a un Natale vero, con le persone che voglio io( ahimè, son quasi tutti morti), nel posto che dico io, con i regali che dico io, con l’albero e il presepe che dico io. Non ci sono mai riuscita. Mal tollero il resto, per cui, di solito, spero almeno nel buon vino( se lo porto io) e mi auguro che tra bianco, rosso, bollicine passi tutto, il più in fretta possibile.

Torniamo al nefasto ricordo: quanti di voi, bambini, credevano a Babbo Natale? Io ci credevo, ero una bambina convinta, pronta a far crociate per dimostrarne l’esistenza. Sarà che mia mamma era brava a raccontarmela( o ci credeva un po’ anche lei, date le amarezze della vita), ma io ero proprio convinta esistesse. Fino a un maledetto dicembre, quello dell’84. Maledettissimo anno.images

Me lo ricordo ancora. Eravamo a scuola, in quella di fortuna sopra al comune di Mosso, nell’aula in fondo, vicino agli sgabuzzini dove si faceva il caffè per le maestre( privilegio dei secchioni, cioè anche mio). La scuola vera era in ristrutturazione e noi occupavamo le infinite stanze vuote sopra il municipio. Mi piaceva quella sistemazione, aveva un qualcosa di retrò e con il Natale ci stava benissimo, invece delle impersonali aule di tutte le scuole elementari del mondo. Bhè, suonava la campanella, ora dell’intervallo. Io uscivo dalla classe per ultima, merendina Kinder nella tasca del grembiulino nero e testa fra le nuvole, fantasticando il Natale. Mancava poco, si stava a casa dopo qualche giorno, la lettera l’avevo scritta e consegnata a mamma un mese prima, decorata con disegni, cuoricini e le pagine del catalogo Mattel, in omaggio ogni anno su Topolino, dove trovare i miei doni( la mamma mi aveva detto che è meglio, così Babbo Natale avrebbe fatto meno fatica).

Mi vedo ancora: piccola bambina con occhiali fondo di bottiglia, capelli lunghi informi, denti storti e un sorriso grande così: finalmente arrivava il Natale e Babbo Natale avrebbe ricompensato tutte le mie pene, anche perché ero secchiona e c’erano da aspettarsi sorprese! Uno strano parlottio dentro allo sgabuzzino mi incuriosì e mi avvicinai. Non osavo entrare, un po’ per timore e un po’ perché non si disturba chi si isola, va lasciato tranquillo. La curiosità era  forte però, perché sentivo un “Non ci posso credere”  detto ad alta voce.  Mi avvicinai alla porta. Non ricordo chi fosse a parlare, ma stava dicendo una cosa terribile, ancora mi ricordo le parole esatte:” Ma come fai a credere ancora a Babbo Natale? Ma non l’hai capito che sono i tuoi genitori che mettono i regali sotto l’albero, me l’ha detto mio fratello!!”  Odiati e inutili fratelli maggiori!!!!!

Il bambino continuava a dire ” Non è vero, la mia mamma me l’avrebbe detto” ripetendolo come un mantra. Il saputello rispose: ” Vai a casa e cerca bene: in garage, nell’armadio. Se cerchi bene, vedrai che i pacchi saltano fuori.”

Me ne andai di corsa e nemmeno mangiai la merendina. “Non ci posso credere. Non è vero.” L’atroce dubbio mi attanagliava e così, nei giorni a seguire, mi misi a frugare per casa. Alla fine lo trovai. Un pacco ben confezionato, nascosto sotto mille maglie di mia mamma. Le dimensioni erano proprio quelle di uno dei regali richiesti. La mattina di Natale lo trovai sotto l’albero. Felice di riceverlo, ma non da Babbo Natale. Andai da mia mamma e le dissi: ” Guarda che lo so che non me l’ha portato Babbo Natale.” Fu più dispiaciuta la Lella di me. Come quando mi convinsi che i Puffi esistevano, un paio di anni prima. Scendevo nel bosco sotto casa a cercarli, con il terrore di incontrare Gargamella, ma non li trovavo mai. Iniziai a segnare i posti dove cercavo, per restringere il cerchio, ma non saltavano mai fuori. Mi arresi quando un bambino, durante le vacanze estive, mi disse che non esistevano e che perdevo tempo a cercarli, che avevo troppa fantasia.

A cosa serve la fantasia?

A una vita di mere illusioni. Ci va fegato per usare la fantasia.  Buon Natale.

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