Mi sento come la mia  connessione internet: sconnessa a scatti, a volte ci sono e a volte salto, perdo la 031linea e non riesco a riconnettermi. Come con Telecom, non so trovare una soluzione al problema e le chiamate cadono nel vuoto del centro assistenza; chissà qual è poi, il mio centro assistenza.

Domande mie e domande altrui cui non so dare una risposta si affollano una sull’altra. Non trovo soluzioni, non ho idee, non ho davvero la più pallida idea di quello che posso fare.

Inizio a essere stufa di tutte queste domande, perché non posso fare altro che prenderne atto.

Non è un bel momento per avere problemi, non  è il momento giusto per non avere più piani b.

Mi muovo giorno dopo giorno, con lo sguardo perso. Perso nel cielo, in questi giorni senza nuvole, o perso nel grigio e nella pioggia, con il freddo che ti fa sentire che manca sempre qualcosa.

A volte quel che vedo intorno a me dà speranza: amici che formano famiglie, nonostante la crisi e il lavoro che manca, amici che partono in cerca di fortuna e amici che restano lottando per un posto di lavoro che c’è, ma ancora per poco, amici che sorridono alla vita nonostante le loro prospettive siano avvolte nella nebbia più fitta. Poi ci  sono momenti in cui non posso far finta di non vedere i problemi, le facce tristi, la disperazione, la recriminazione, l’ignoranza, l’apatia e l’incapacità di reagire alla rovina, la perdita di dignità e, più di tutto, l’indifferenza.

L’indifferenza è ciò che ci sta portando verso il baratro.

Credo che il mio sentirmi sconnessa sia strettamente legato al mio smarrimento. Mi sento smarrita e non ho idea di dove mi trovi. Come quando ti perdi in un bosco troppo fitto per trovare punti di riferimento, inizi a vagare nella vana speranza che un colpo di fortuna ti riporti sul sentiero smarrito.

Ho sempre vissuto senza avere paura degli imprevisti, ho sempre reagito con forza alle intemperie della vita, ma ora è diverso. Non dipende tutto da me. Non posso più contare solo su me stessa, se l’ambiente in cui sono inserita non è più terreno fertile su cui seminare. Non posso risolvere sempre tutto da sola, come pensavo di fare. Vanno accettati anche i nostri limiti, quel che non accetto però sono i limiti che la società malata e corrotta in cui vivo mi impone. Penso che i tempi siano maturi per una protesta ragionata che solo la mia generazione può fare, perché è quella più colpita. I più giovani sono ancora più smarriti di noi e devono ancora maturare un po’ di orgoglio per reagire, ma per noi il momento è giusto.

Io non pretendo soluzioni ai miei problemi, pretendo la possibilità di poterli risolvere, con i miei mezzi e la buona volontà, che fino a pochi anni fa erano sufficienti per superare ogni tempesta e imprevisto della vita. Io pretendo dignità per tutti coloro che sono bisognosi, che nonostante il loro impegno non ce la fanno, pretendo rispetto per tutti, perché lo smarrimento è comune e ognuno reagisce a modo suo.

La speranza è un bene inalienabile e ce la stanno togliendo, a poco a poco. E’ un mio diritto cui non posso e non voglio rinunciare. La speranza è di tutti e bisogna lottare con le unghie e con i denti per non perderla. La speranza è la vita stessa che guarda al futuro, che si proietta in un orizzonte lontano e sconosciuto.  Lasciatemi almeno la speranza, che se mi sono sconnessa, troverò il modo di connettermi, da qualche parte, in qualche modo.

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