Ieri, andando verso il paese di montagna dove abita mia nonna, son passata nel posto dove ho abitato per i primi 18 anni della mia vita.
Quanti cambiamenti, in altri 19 che ne sono passati. Ciò che più mi ha colpito è stata l’erba. Alta, fitta, piena di fiori di montagna, interi prati con l’erba alta.
Sono stata colta dalla malinconia, perché quei prati venivano tagliati, quando io ero piccola. A maggio li si aveva tagliati già due o tre volte almeno, erano ordinati, rasi, ci si poteva giocare sempre. Quando l’erba cresceva il divertimento era doppio: si correva l’erba che sfiorava la vita e si raccoglievano enormi mazzi di fiori di campo da portare a casa alle nonne, senza contare il fatto che se ti beccavano a pestar l’erba da tagliare, dovevi correre ancora più forte per non prendere gli scapaccioni di un nonno a caso, che tanto anche se non era il tuo, andava bene lo stesso.
L’erba verde infestante, l’erba brusca, i fiori gialli del diavolo, il fiordaliso, i fiori lilla, il cardo selvatico erano bellissimi messi insieme in un mazzo legato con qualche spiga colta qua e là.
Il paesaggio lassù è cambiato completamente: un campo sportivo al posto dei prati e di un boschetto, la strada modificata, resa rettilinea, i boschi incolti, sporchi di infestanti e rovi. Quanto erano ordinati i boschi fino a pochi anni. Camminavi per sentieri ben definiti, ogni nonno raccoglieva le fascine per le stufe di casa, ognuno curava il suo pezzo.
Quel luogo, ormai così selvaggio, mi ha fatto pensare al nostro paese oggi: abbandonato a se stesso, in balia dei rovi e delle erbacce, senza che nessuno se ne prenda cura.

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nebbiolo e rive rosse

Nel pomeriggio, ho cambiato paesaggio e dalla montagna son passata alle colline dietro casa, che dopo 9 anni sto iniziando a conoscere meglio.
Le colline dove nasce il Bramaterra, i vigneti di nebbiolo nascosti dalle alture, la Madonna degli Angeli sulla sommità della collina rappresentano un paesaggio che ormai mi è familiare e che mi riconcilia con il mondo quando vado a camminarci. Un tiepido e raro sole ha accolto Riki e me, che con calma ci siam goduti il tardo pomeriggio, scattando fotografie e raccogliendo i fiori di acacia per far frittelle da mangiare dopo cena.
A un certo punto, dall’alto di una vigna di nebbiolo, guardando il paesaggio con le prime risaie allagate in lontananza(ovviamente in ritardo, causa maltempo maledetto), ci siamo detti molto fortunati a vivere qui, immersi nella natura, con nugoli di api e farfalle svolazzanti, fiori di campo e aria fresca.
La semplicità è la mia cura, ultimamente. Non ho bisogno di molto, solo di cose semplici e genuine.
Abbiamo deciso di fare, non appena il tempo lo permetterà, un picnic serale con un buon vino locale a farci compagnia, speriamo di poterlo fare presto.
Una cenetta romantica alla Madonna degli angeli è quello che ci vuole per festeggiare l’arrivo dell’estate. A proposito, arriverà? :O
Intanto, domani sera ci aspetta una serata a Lessona dove potremo degustare un sacco di vini del territorio e non, non vedo l’ora! Pioggia, non mi rovini nemmeno il fine settimana. Tiè!

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pic nic in arrivo

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erba alta e farfalline

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nebbiolo grapes

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frittelle di fiori di acacia

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farfalline o fiorellini?

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