Ci sono parecchie notizie che mi hanno colpito negli ultimi giorni. Prima fra tutte, quella del bimbo che uccide la sorellina con un colpo di fucile. Il suo. Il suo!! A un bimbo di 5 anni hanno regalato un fucile giocattolo, che però è in grado di sparare piccoli veri proiettili. Paese che vai, usanza che trovi: dove sta la civiltà nel Kentucky? E’ più sconvolgente che dei genitori regalino un’arma per Natale al proprio figlio, o il fatto che lo stato permetta che si costruiscano apposite armi per bambini? Essendo fondamentalmente pacifica e pacifista, capisco poco l’attrazione verso le armi e non riesco a capire il senso nell’educarne un bambino all’uso.

Mi ha anche sconvolto l’impazzare dell’uso dell’acido per sfigurare gli ex partner: due in una settimana. Temo che i telegiornali abbiano involontariamente insegnato un nuovo metodo di vendetta, alla portata di tutti, ignobile e feroce. Non capirò mai chi non si rassegna alla fine di un amore, perché se il sentimento è finito per uno dei due innamorati, non c’è modo di recuperare. Manca un 50% e bisogna farsene una ragione, sfregiare le persone con l’acido di cosa ti ripaga, che se ti beccano vai pure in galera? Da dove nasce tutto l’odio che spinge una persona a un gesto così tremendo? Temo che queste persone confondano possesso morboso e amore. Poverette. E povere vittime, colpevoli solo di essere state coerenti con se stesse, di aver espresso la volontà di porre fine a un sentimento che non provavano più.
Lo stalking miete vittime ogni giorno e ancora non si è trovato un modo per aiutare chi riceve continue minacce e vessazioni: si arriva sempre un minuto dopo, si interviene sempre dopo che è capitata la tragedia. Perché vengano ignorate-o sottovalutate- così le richieste di aiuto di chi è perseguitato per me rimane incomprensibile. Invece di arginare il problema, si permette che si allarghi a macchia d’olio.world%20relation%204

Ci sono poi notizie che mi colpiscono profondamente quasi ogni giorno-perché questa è la media- e riguardano i suicidi per perdita di lavoro. Quasi quotidianamente pubblicano un articolo che parla della tragedia di un disoccupato, o di un imprenditore, o di un piccolo artigiano che non ce l’ha fatta. Un vero e proprio bollettino di guerra, che ogni volta mi colpisce nel profondo, perché vuol dire che la speranza ha lasciato il posto alla depressione, alla disperazione di non avere più possibilità, alla morte.
Togliere la dignità a una persona è la cosa peggiore che si possa fare. Non c’è modo di arginare questa tragedia? Mi domando se il nuovo governo( che a me pare uguale agli altri e ammesso che duri), si renda conto della triste ecatombe che ha ereditato dai suoi predecessori. Il lavoro e l’occupazione saranno davvero tra i nodi focali di questo governo dell’ultimo minuto? Saranno in grado di rompere le catene che opprimono le attività per lasciarle respirare e creare nuova forza lavoro? Dal mio insignificante punto di vista, nulla si sta muovendo: rimango un’inutile donna di 37 anni cui nessuno offre lavoro, nonostante io lo cerchi da tempo immemore. Mi arrabatto e mi arrangio, forte del mio essere italiana e di averlo nel DNA, ma inizio a essere stufa di non essere tutelata. La stanchezza e il senso di sopraffazione sono dei macigni che uno porta sul cuore, che sente alla mattina appena sveglio e che lo accompagnano fino a sera, fino a notte, persino nei sogni.
Ci vuole speranza, speranza per tutti. Ci vuole comprensione e ci vuole anche compassione, che raramente incontro nelle persone intorno a me. Percepisco tanto menefreghismo, tanto egoismo e tanta superficialità. La società si sta impoverendo, ma di un impoverimento spirituale che necessita al più presto di un aiuto.

Chissà se tra qualche mese leggerò notizie più confortanti? Chissà se tra qualche tempo vi delizierò con notizie gioiose e felici? Chissà se l’Italia e il mondo torneranno a essere un bel posto per viverci?

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