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Oggi si inizia a parlare di maternità. Maternità che per me non è mai arrivata, ma è stata tanto presente, e lo è ancora, nella mia vita.
Per una buona parte della mia esistenza, la maternità non ha avuto alcun peso. ZERO. Pensate che mi facevano senso pure i bambini piccoli. Nonostante avessi un ciccio bello nero, un birimbo e un pupazzetto che faceva pure pipì, il concetto di bambino da accudire non è mai andato oltre la sfera del gioco. Non ho nemmeno mai fantasticato sul mio essere madre.

Amo alla follia i cuccioli e gli animali, ma i cuccioli d’uomo proprio non li potevo soffrire: brutti, lamentosi, fastidiosi, difficili da interpretare. Sarà che per i primi 17 anni della mia vita sono stata una figlia unica, alquanto solitaria e scontrosa, ma non avevo mai considerato me stessa come una donna portatrice di utero e, conseguentemente, passibile di maternità.

Ho iniziato a cambiare idea quando è nata mia sorella, nel 1993, anche perché è stata la prima infante con cui ho avuto a che fare. Sarà che non vivevamo insieme, sarà che me la godevo a piccole dosi, ma i bimbetti piccoli hanno iniziato a piacermi e a incuriosirmi.

Sono passati gli anni e ho iniziato a pensare al concetto di maternità più seriamente. Dopo i 20 anni mi è anche venuta voglia di provarci, per curiosità e incoscienza, ma si era troppo giovani e non se ne è fatto niente. Poi, con la convivenza, visto che andava male, ho accantonato il progetto e gli anni sono passati.
Un giorno, finalmente, mi decisi e con la persona che allora frequentavo ci si disse: “Perché no, se viene, viene.”
Ecco, non è venuto. A me per lo meno. Lui ha fatto un figlio con un’altra, tre mesi dopo che si era smesso di vederci. Chapeau. 😀
Da lì ho iniziato a pensare, visto che non era un periodo felice per la mia salute, se per caso non ci fosse un nesso con la mia palese incapacità di procreare e i miei malesseri.
Ecco che entra in scena la signora endometriosi, dopo qualche anno di visite e controlli inutili. Finalmente trovai un link in rete dove si collegava la sterilità con questa malattia silenziosa e poco conosciuta: un parto lungo qualche anno, con dolori, soldi buttati in visite e controlli e, finalmente, la diagnosi: endometriosi. Puah!

Da lì è cominciato un nuovo capitolo della mia vita, il “vorrei ma non posso.”
Più conoscevo la malattia, più capivo che le mie capacità riproduttive, già scarse, si riducevano in maniera esponenziale.
Che anni difficili, che pensieri pesanti mi hanno accompagnato. Il giorno della laparoscopia ho scoperto due cose: che con la morfina si dorme da dio e che ho una tuba bella chiusa. Da quanto non si sa, ma sono già al 50% delle possibilità in meno. In più, ovulo poco e male. E la vecchiaia? E’ bello scoprire in ospedale di esser dentro la categoria di ipotetiche primipare ATTEMPATE!

Ecco, per me la maternità è concetto complesso, che riassume dentro di sé un sacco di problematiche, che me la rendono distante e incomprensibile.
Non è facile essere donna, senza poter sperimentare il dono che ognuna porta dentro di sé. E’ una forma di incompletezza, che ti lascia a metà, incompiuta e in cerca di un senso.

Questo per me è la maternità punto zero. Una maternità inespressa, che non trova uno sfogo, senza la possibilità di prendere forma per dare un senso a ciò che rimane solo un pensiero vago, riferito a una realtà che non riesco a conoscere.

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