Il primo sabato libero è stato un disastro.

Mi sono alzata dopo le 8, ho messo su il the, pulito la sabbietta della Pi infastidita dal brutto tempo, sono rimasta in pigiama e ho aggiunto un golf. Con la tazza di the in mano ho guardato fuori dalla finestra: non fosse stato per i fiori, avrei pensato fosse novembre.

Brrrrrrrrr.

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perfetta per me …

Poi mi è presa la frenesia del sabato mattina e ho pensato alla lavatrice da caricare, il letto da fare, il pranzo da preparare, i lavoretti da finire e mi sono resa conto che avevo tutto il giorno per farlo.

Il mio primo sabato libero.

Mi sono seduta con il mio the sul divano e ho fissato il mio bacio di Klimt per un quarto d’ora buono, sperando mi regalasse l’ispirazione per scrivere, già che c’è tempo, e per fare i lavori con calma.

Niente enoteca.

Mi manca proprio, accidenti. Per me i week-end sono lavorativi, non mi va di stare a casa a rassettare. Si rassetta il lunedì e il martedì, a casa mia.

Ho passato la mattina a pensare mentre facevo i lavori, pensare a mille cose per non pensare a niente.

E ne avevo da riflettere, che un sabato non è stato abbastanza. Meno male che ci sono i miei malesseri che ogni tanto richiedono una pausa o un riposino, così riesco a staccare, almeno per un po’. Che poi in realtà continuo a pensare pure se mi addormento e sogno: una vera e propria tortura.

Domenica mattina, per esempio,  mi sono svegliata pensando che nel sogno appena fatto mi era venuto un lapsus, perché non ricordavo il nome di un ingrediente di una ricetta. Beh, ci ho pensato dalle 6 alle 9, nel dormiveglia, dormendo, svegliandomi. E alle 9 e qualche minuti mi sono ricordata: “tenerume”.

Perché io abbia sognato di dover cucinare la pasta con il tenerume e non ricordassi la parola tenerume non lo so. Non l’ho mai fatta, mai! Ora so che devo reperire del tenerume e provare a cucinarla.

Ovviamente non ho riposato per niente e dopo aver salutato il Pinello, mi son messa a ordinare e a cucinare cavoli romaneschi e finocchi. Dopo pranzo mi sono accasciata sul divano, pensando al maledetto tenerume che mi aveva tolto 3 ore di sonno.

Sono stati due giorni di intense riflessioni.

Uno: sono nel guano e non so cosa fare. Abituarmici, trovando un modo di sopravvivere pare, al momento, la soluzione più accreditata.

Due: non  trovo attività remunerative, nemmeno le più abbiette, e mi domando cosa sarà di me nel giro di qualche… mese? Giorno? Settimana?

Tre: nonostante gli sforzi profusi, mi sento utile come un calzino spaiato.

Quattro: queste non sono le condizioni ottimali per scrivere i miei racconti per partecipare ai concorsi di giugno e agosto.

 

Ah sì, dimenticavo: venerdì sono andata alla Fiera del lavoro a Biella. Ho passato due giorni a cercare un lato positivo al mio venerdì trascorso al mercato del lavoro.

Vorrei poter dire:” E’ stato utile, ora mi sento motivata e piena di speranze.”

Non andavo in un luogo così triste da tanto tempo; c’erano giovani incerti alla ricerca di un’occupazione, qualche persona della mia età con lo sguardo smarrito e un buon numero di persone rientranti nelle categorie: esodati, cassaintegrati, disoccupati in età avanzata.

Si poteva portare il cv e consegnarlo alle aziende espositrici, per poi sentirsi dire, nella stragrande maggioranza dei casi:” Grazie, lo firmi e si ricordi di inserirlo anche sul nostro sito.” L’hanno letto davanti a me? No. C’era tanto da leggere? No. Mi hanno fatto domande? Solo un’azienda, chiedendomi quante lingue so, mi ha fatto pensare a un vero barlume di interesse.

Una addirittura mi ha detto: “ Sa, al momento non cerchiamo nessuno, però il cv lo lasci pure.” E  che cazz’ vai alla fiera del lavoro, se non hai lavoro da offrire, porca putt@@@!!! C’è da dire che mi han lasciato un sacco di utile gadget: che la banca in questione sia andata più per cercare nuovi correntisti e vittime da salassare?

Ho spulciato nelle bacheche delle interinali presenti, per cercare poi nel sito le offerte di lavoro pubblicizzate. Mettere un codice di riferimento no, eh?

Che dire poi della pagina ufficiale della manifestazione, che non si apriva nè con internet explorer,nè con Firefox? Non c’era nemmeno l’elenco delle ditte presenti, nei pochi articoli on line trovati che sponsorizzavano la manifestazione.

Il bottino dell’edificante pomeriggio alla speranzosa ricerca di lavoro è stato il seguente: un campioncino di bagnodoccia al cocco e mango, dato da nota azienda produttrice della zona, un mini quadernino per mini appunti regalato da una banca, una penna. Ah sì, la nota positiva è che ho salutato un’amica lì presente per promuovere un’associazione, scoprendo che ora è disoccupata pure lei. Ah, che bel pomeriggio ho trascorso.

Ah già, uscendo dalla fiera ho pure beccato un nubifragio con grandinata. Mi sono rifugiata al parcheggio coperto di Esselunga, poi ho cercato di tornare a Brusnengo. Il nubifragio mi ha seguito fino a casa. Mi sentivo tanto Fantozzi sulla sua bianchina, accompagnato dalle nuvolette bastarde.

 

Il mio secondo fine settimana libero è passato e io ho ancora un sacco di cose da fare.

Ho i miei lavoretti che mi permettono di cercare di sopravvivere, ho i miei racconti da scrivere, ho un lavoro vero da cercare, ho un futuro da costruirmi.

Mi sento un po’ fiacca e demotivata: l’atteggiamento giusto per una che deve pensare al proprio futuro, vero? Bhè, mi rimane sempre la ricerca del tenerume.

 

 

 

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