Quando lui si inerpica sulle alte vette dei massimi sistemi ho paura. Paura vera.

Le differenze tra me e lui si riassumono così: io ottimista, lui pessimista, benché lui si definisca realista( come la gran parte dei pessimisti).

Preciso che il mio essere ottimista in questo periodo vacilla, però, nonostante le malinconie e le tristezze, rimango tale.

Lui è completamente diverso da me. E’ lunare, reticente per certi versi, concentrato, timido e riflessivo. E pessimista, tremendamente pessimista. Fortemente convinto della cattiveria del mondo. Crede fermamente nel concetto di natura matrigna.

Io no. Non c’è un perché, ma la mia indole mi porta a cercare sempre il buono nelle cose, a cercare, a lottare, a credere in qualcosa di benevolo.

 

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yin e yang 😛

Si parlava di figli.

Tranquille amiche, se ne parlava in via puramente teorica, date le impossibilità di base anche solo di pensare di concepire una creatura.

Fare figli oggi, tema della tarda serata.

Eh sì, perché tra un filmato di Maccio e uno di Crozza, una canzone di Jax, una di Ben Harper, noi si parla, si parla anche di cose serie. 😀

“Il mettere al mondo dei figli è da pazzi. Da incoscienti.”

Io, figlia della Lella, penso invece che le cose vengano perché si debba imparare qualcosa. Che capitino e che ci sia sempre da gioire, sempre, anche se capitano in momenti difficili.

Avessi potuto, avrei fatto figli in piena incoscienza. Per fortuna, dice qualcuno, il Signore ci ha messo una pezza e ho evitato di figliare come i gatti.

Lui mi dice: “Fai un figlio, ok, e se lui un domani ti rinfacciasse di averlo messo al mondo, perché questo mondo è brutto e infelice, difficile e pieno di problemi?”

Bella domanda, e che ne so io, che non sono madre? E da figlia, con tutte le cose che avrei potuto rinfacciare e non l’ho fatto, non sono l’interlocutore giusto!

Partendo dal presupposto che, secondo me, siamo noi che scegliamo in che utero nascere e quindi il problema non si pone( ma vaglielo a spiegare), non credo che possa succedere che un figlio ti rinfacci una cosa del genere.

O sì? Ecco che sorge in me il dubbio, puramente teorico, di una simile problematica.

Certo, un figlio che nasce da un disagio iniziale, economicamente o emotivamente parlando, farà più fatica di un altro nella lotta alla sopravvivenza. Non credo però che questo fattore escluda la felicità. Io sono stata una bambina felice, almeno nei primi dieci anni, e di soldi non ce n’erano tanti.

La paura del futuro è annichilente, tanto da impedire sogni e speranze per il futuro?

Per me che sono ottimista, no. Per il pessimista, evidentemente, sì.

E così che la prudenza diventa paura e la paura egoismo.

Non è facile rompere le catene dei nostri timori, però penso si debba avere fiducia nel futuro. Non si può vivere con l’angoscia di quel che sarà. Il mondo si sarebbe già estinto.

E pazienza se una creatura mi rinfaccerà l’atto di egoismo che si è avuto nel metterlo al mondo, crescendo capirà.

Certo sono discorsi astrusi per due non-genitori come noi.

Io che sono diversamente mamma( della Pi, ognuno si arrangia come può), diversamente occupata, diversamente fortunata, diversamente normale, non ho voce in capitolo.

Non credo però ci si debba arrendere alle difficoltà del mondo, penso che chi fa figli dimostri alla natura matrigna di voler vivere, di voler andare avanti alla ricerca della felicità, di voler arricchire il proprio cammino di amore e sentimenti buoni.

Rinunciare a priori è una vigliaccata. Il rischio va corso, sempre. E pazienza se ti nascerà un figlio ingrato, l’amore non guarda in faccia a nessuno, fa il suo corso. Così è la vita.

 

 

 

 

 

 

 

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