Cosa manca?

Tutto.

Quando ho chiuso la porta dell’enoteca sabato sera, ho pensato che mancava lei, la Lella.

Quando c’era era tutto più complicato e più semplice allo stesso tempo.

Avrebbe trovato le parole giuste, mi avrebbe detto: “Domani è un altro giorno, poi tu te la cavi sempre, non ci pensare.” Io mi sarei incazzata, avrei pontificato mezz’ora sulle ingiustizie del mondo e poi lei avrebbe tirato fuori le pastine con la crema chantilly e la panna, o i bombolini alla marmellata, o la cioccolata Lindt o tutto insieme, e ci saremmo scofanate tutto quel ben di dio.

Quante volte sono tornata a casa nella speranza di trovare un vassoietto pieno di dolcezze.

Quante volta me lo sono presa da sola, ma il gusto non era lo stesso.

Certo, oggi non potrei più mangiare una chilata di dolcetti, però la voglia è rimasta.

E che dire delle sue colazioni di rinforzo, dopo clamorose giornate di merda? Ti alzavi e trovavi salame, toma stagionata, pane, bagnet. Ah, quanto mi mancano.

 

Avrei voluto dirle tutto il mio sconforto, la mia incertezza, le mie paure, il mio malumore, la mia preoccupazione. L’ho fatto mentre ero in macchina, perché di fatto finisce che si parli sempre io e lei, ma la presenza manca. Si fa sentire nelle piccole cose, perché non ci sono più e ti facevano stare bene.

Lei aveva la certezza incrollabile che io avrei risolto tutto, sempre e comunque.

Si affidava a me con un’incoscienza che un po’ ho ereditato, solo che io ormai navigo da sola in un mare agitato. Manca il mio mozzo. Quello pasticcione, che fa solo disastri, ma intanto ti fa compagnia, ti ascolta, ti dà fiducia perché crede in te.

 

“Dove cazzo vado adesso?” Ecco quello che ho pensato stamattina. Il solo pensiero di interinali, siti di offerte di lavoro, giornali da spulciare et similia mi dà la nausea ( credo che mi possa capire bene solo chi cerca lavoro da un po’: che frustrazione).

E non c’erano nemmeno pane salame e bagnet ad attendermi in cucina.

068

primavera è giunta, che lo sia per tutti noi

Non c’era lei che, seduta in balcone, mi diceva: “ Non pensarci adesso, goditi la fioritura del ciliegio, che dura poco.”

Ecco, con lei se n’è andata la mia leggerezza. L’incoscienza è rimasta, se no non sarei arrivata fino a qui.

Bisogna muoversi, ma non si sa dove andare.

Basta muoversi? Una volta sì, bastava questo, bastava fare il primo passo. Ora di passi ne devi fare tanti, prima che capiti qualcosa. Capita che ti si consumino pure le scarpe e che tu non abbia i soldi per comprarne altre.

Si va a piedi nudi, a piedi nudi sull’erba, come piaceva a te.

Chissà che non porti a qualcosa pure questo disastro.

 

 

 

 

Annunci