Il primo giorno di disoccupazione è caduto di domenica. Di domenica! Mi è parso un buon segno, il mio solito modo di iniziare in maniera assurda le cose.

Non mi era mai capitato in 37 anni di vita. Io, che ho avuto anche 3 lavori contemporaneamente, disoccupata.

Mi sono alzata, ho fatto colazione con Riccardo e la mia torta al cioccolato glassata, poi lui è andato a casa sua e io sono rimasta nel divano a pensare per una buona mezz’ora. La vita non finisce mai di stupirti: ti capita quello che credevi impossibile e lo devi affrontare. Quanto abbia cercato alternative lo sa solo il Signore, ma tant’è, questa volta è andata male. Non si può sempre vincere, prima o poi doveva capitare.

Così ho fatto i lavori, ho giocato con la Pi, ho preparato l’insalatina per pranzo, ho rammendato i guanti da moto che si erano bucati, mi sono preparata per la mia prima gita domenicale, dopo 3 anni.

Eh sì, perché il mio giorno di disoccupazione coincide anche con la mia prima domenica libera dopo tanto tempo. Il bene e il male nello stesso giorno. Tristezza e felicità.044

Ero talmente pensierosa che mi sono dimenticata le imbottiture del giubbotto di pelle, talmente triste dal non riuscire a leggere un libro nuovo in un prato della Burcina.

Mi sono anche divertita, perché con Riccardo non si può non ridere tutto il tempo, però mi è rimasto dentro quel senso di impotenza che avevo addosso dalla mattina.

Non avevo nemmeno voglia di cucinare la sera! Poi, per fortuna, mi è uscita una pasta arriminata coi broccoli da paura, però che sconforto, non me la sono proprio gustata.

Io cerco sempre di essere positiva, sempre e comunque, però questa volta mi sta cogliendo un senso di impotenza che mai avevo provato prima.

Diventare grandi non voleva dire acquisire certezze? Qualcosa devo aver sbagliato durante il percorso, mi pare ovvio.

Per me diventare grande ha significato esattamente l’opposto: faccio tutto al contrario come Benjamin Button.

Le amiche mi chiedono come faccia a rimanere calma: e che ne so, sono nata calma! Mi agito solo di notte, quando dovrei dormire, di modo che, di giorno non ho nemmeno la forza di incazzarmi. La notte la mia proverbiale calma se ne va in pausa e il mio inconscio si scatena. Poveretto, ha bisogno d’aria pure lui, lo capisco.

La notte tra sabato e domenica ho girato per casa, non da sonnambula per fortuna, e ho visto pure albeggiare, mentre Riki dormiva come un sasso. Dormire bene  è diventato un lusso, troppi pensieri.

Non so nemmeno metterli per iscritto, tanto sono confusi.

Eh sì, calma apparente con dentro un magma che sta per esplodere, questo sono.

Cosa mi inventerò non lo so ancora. Sopravvivenza è la parola chiave al momento. Fatto quello, tutto è possibile.

Certo che se non mi fossi ammalata sarei più tranquilla. Quando stavo bene non avevo paura di niente, me la sono sempre cavata. Ora ho con me un fattore imprevedibile, che non mi lascia fare programmi a lungo termine. Un giorno sto bene, quello dopo non si può sapere. I miei programmi saltano sempre, dipende da come si sente il mio corpo.

Il fattore M di malattia non lo avevo calcolato. Pensavo sarei stata bene per sempre. Io che non mi ammalavo mai, ora dipendo dalle variazioni ormonali del mio corpo. Che beffa.

Ora non mi resta che capire cosa deve fare un disoccupato, dato che lo sono formalmente sotto tutti i punti di vista. Lavoretti da incrementare, lavori veri da cercare. Dove è una bella domanda, visto che le prospettive che ho sono legate a un filo e cercarne di nuove è un’impresa non da poco.

Ce la farà la nostra eroina a cavarsela anche questa volta?

Ne uscirà qualcosa di buono, che so, un bel romanzo, un racconto, un qualcosa di bello da ricordare?

Lo scoprirò solo vivendo.

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