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primavera, quando arriviiiiiii?

La mia Pasqua è ferma a qualche anno fa.
Fortunatamente negli ultimi 3 anni è diventata un giorno di lavoro, in enoteca al Ricetto di Candelo.
Per me la Pasqua è sempre stata una giornata di festa, quando la festeggiavo con i miei nonni al lago, insieme ai parenti che hanno casa là come noi. Pasqua era un ritrovarsi con piacere, era la festa, molto più del Natale.
Svegliarsi la mattina con la nonna che mi veniva a chiamare, le campane che suonavano, il pranzo con il menù che resisteva negli anni, le uova da rompere, la passeggiata nei prati ormai fioriti per digerire, le chiacchiere con i vicini di casa milanesi, il raccontarsi il lungo inverno ormai passato, sono momenti che ho perso e non tornano più. Con loro se n’è andata la mia voglia di festeggiare e lavorare durante questa festa per me è una benedizione.
Senza i nonni e senza mia madre non ho più motivo di festeggiare, non mi interessa più. Mi sembra sempre che manchi qualcosa e mi sento fuori posto, al momento sbagliato, con una grande voglia di andare via appena mi siedo a tavola. Il Signore deve aver ascoltato le mie preghiere e mi ha mandato il lavoro nel fine settimana, salvandomi dai tormenti e dal disagio di dover festeggiare, quando l’unica cosa che vuoi è stare sola con i tuoi pensieri.

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nuvole e sole sul Ricetto

Domenica era freddo, il sole però ha fatto capolino e la giornata è trascorsa, meno serenamente degli anni scorsi, ma almeno è passata. La crisi non aiuta le piccole attività a lavorare, le persone non hanno più sorrisi stampati in faccia, anzi, si aggirano meste per le rue con la testa piena di pensieri. Spesso mi ritrovo a studiarle, cercando di indovinare i loro crucci, chiedendomi se sono simili ai miei. C’è voglia di leggerezza, c’è ne bisogno.
La situazione non è rosea e il futuro appare incerto. Per me ormai è nebuloso e il domandarmi che ne sarà di me appesantisce ogni mattina, perché trovare un equilibrio che mi consenta una vita serena pare impossibile.
Conciliare una malattia invalidante con la precarietà è sempre più complicato.

Rimangono i ricordi e allora è bello svegliarsi la domenica mattina, dopo aver sognato tutto com’era 20 anni fa. Per un attimo ho pensato fosse tutto vero, poi ho aperto gli occhi e la Pi mi ha riportato alla realtà. C’era da sbloccare un corpo sempre più bloccato la mattina( il mio), la colazione da preparare, la cheese cake che aspettava me e Riki, le notizie al tg da ascoltare prima di uscire, il bacio del buon giorno, gli scherzi del mattino, gli ultimi giorni di lavoro che ti attendono e che cerchi di goderti tutti.

La Pasqua è passata, la torta è finita, le domande restano.
Dove si va?

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