Parlerò spesso, questa settimana, di endometriosi.

E’ detta la malattia del silenzio, perché poco conosciuta, sia dai medici, sia dalle persone. Io stessa, prima di ammalarmi nemmeno sapevo cosa fosse.

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Ovvio che una persona sana non sia tenuta a conoscere tutta l’enciclopedia medica, ma essendo ahimè molto diffusa, sarebbe utile che se ne parlasse di più. Molte donne ne soffrono già da ragazzine e si tengono dolori allucinanti per decenni prima di arrivare a una diagnosi, per questo si è creata la settimana della consapevolezza. Il famoso detto: “ è normale che tu stia male quando hai il ciclo, non lamentarti” deve essere ridimensionato. Io, da giovane, non mai avuto male quando avevo le mestruazioni ed è giusto che sia così. Dove sta scritto che sia normale soffrire tutti i mesi?

E’ giusto arrivare a una diagnosi dopo 9 anni( media nazionale)? Io sono stata fortunata e brava: 7 e ce l’ho fatta. Per caparbietà, con ostinazione, perché sapevo di essere malata. Non mi arrendevo al fatto di non trovare un medico che mi ascoltasse veramente, che capisse i miei segnali. Noi siamo i primi medici di noi stessi, siamo noi che capiamo quando qualcosa non va.

Piccola premessa: prima di ammalarmi io ero la persona più sana che conoscessi.

Non ho nemmeno fatto tutte le malattie infettive! Zero carie ai denti, no appendicite, no tonsille! Ciclo indolore, come se non ci fosse. Qualche influenza in due decenni, solo qualche malessere psicosomatico dovuto agli stress quotidiani. Vita sana, sport, yoga, alimentazione abbondante e curata, magra e in perfetta forma.

Mi vedeste adesso non credereste alla descrizione precedente.

Pure io fatico a riconoscermi, certe mattine mi alzo e allo specchio vedo un’altra me. I chili in più sono stati i più facili da accettare, perché ho capito che anche digiunando, in menopausa, ingrassi. Mi muovo per quanto posso, perché la stanchezza cronica e i dolori mi han fatto dire addio alle attività precedenti, e mi ritrovo con dei polpacci e dei glutei che sembrano quelli di un calciatore. E sopra, un sottile strato di ciccia, come il burro spalmato su una bella fetta di pane.

Burrosa, morbida, comoda, prosperosa, formosa, curvilinea,sono diventati i miei aggettivi preferiti.

Sono passata da una seconda a una quarta coppa c, mi verrà la gobba per tutto questo peso davanti. Non chiudo più una giacca, di quelle che hai pagato milioni di dollari e ti aspettano fiduciose nel tuo armadio, perché non sanno che l’endometriosi non ti abbandona e tu le puoi indossare qualche mese ogni tanto, quando ti tolgono le odiate pillole e ti sgonfi il giusto per farti un giro nell’armadio e ricordarti chi eri. 🙂

Accettare che da superattiva  bisogna passare alla fase bradipo è molto difficile.

Accettare che in certi giorni o ti dopi di aulin e antinfiammatori o non vai da nessuna parte è durissima.

Accettare che se trascorri una giornata densa di impegni, faticosa, il giorni dopo avrai 38 di febbre fisso e non ti muoverai dal letto è svilente.

Accettare che, anche se hai organizzato qualcosa, non potrai farlo perché lei ha deciso per te e te ne dovrai stare tranquilla.

Molte malate di endometriosi, per fortuna, stanno bene, non sono invalidate nelle loro attività.

Io non faccio parte di quella categoria e vivo nel terrore di riuscire a fare sempre meno.

Il lavoro è già un’utopia, pensate cosa vuol dire trovarne uno e assentarsi  spesso, a causa dell’endo.

Vogliamo poi parlare del capitolo maternità?

Ferita dolorosa comune a molte di noi, per me una vera spina nel fianco. Non si può spiegare cosa vuol dire perdere anche la naturalità di quel momento speciale, tutto nostro, dell’universo donna.

Molte malate di endometriosi affrontano un percorso complesso per arrivare a coronare il sogno di diventare mamma.

Diventare mamme si può, spesso, e il percorso non è semplice. Aiuta anche, pare, la gravidanza, quindi occorre trovare un bravo medico che ti segua e ti aiuti a realizzare il progetto famiglia.

Ecco, più che una malattia a me sembra di aver vinto un microcosmo di malanni.

Indietro non si torna, fermi non si può stare, avanzare è durissima.

E’ così. Si allarga l’orizzonte, si diventa più attente, si ascolta tutto e si procede. A volte scherzandoci su, a volte incazzandosi, ma si va avanti.

L’importante è avere vicino qualcuno che ci ascolti.

 

 

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